La norma, risolta.
Le domande che ci fanno più spesso.
Risposte operative su privacy, GDPR, intelligenza artificiale, trasparenza, accessibilità e sicurezza, per chi lavora negli enti pubblici e nelle imprese. Ogni risposta nasce da un caso reale affrontato sul campo.
87 domande · Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2026
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Tutela dei dati personali
Basi giuridiche, dati particolari, videosorveglianzaQuando serve il consenso e quando no, come si trattano i dati sulla salute e sulle fragilità, chi risponde dei dati affidati a soggetti esterni, cosa può fare una telecamera.
Nei servizi sociali serve il consenso dell'utente per trattare i suoi dati?
Di regola no. Nel rapporto tra cittadino ed ente pubblico che eroga un servizio essenziale il consenso è strutturalmente debole, perché per essere valido deve essere libero e chi dipende dal servizio difficilmente è nella posizione di rifiutare. La base giuridica corretta è nella maggior parte dei casi l'esecuzione di un compito di interesse pubblico (art. 6, lett. e GDPR) collegato alle funzioni istituzionali in materia di assistenza sociale. Il legittimo interesse, invece, non è mai disponibile per una PA nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali.
Approfondimento: Assistenti sociali e GDPR#
E per i dati sulla salute o sulle fragilità?
Sono dati particolari ex art. 9 GDPR, il cui trattamento è vietato salvo eccezioni tassative. Per i servizi sociali quella pertinente è la lettera h), relativa alle finalità di assistenza o cura sanitaria e sociale. Anche qui il consenso resta un'opzione residuale.
Approfondimento: Assistenti sociali e GDPR#
Se il servizio è gestito da un Consorzio o da una cooperativa, chi risponde dei dati?
È la domanda più urgente, e va risolta per iscritto: il soggetto esterno agisce come titolare autonomo, contitolare con il Comune o responsabile del trattamento ex art. 28 GDPR. Da questa qualificazione dipendono contratti, nomine, misure di sicurezza e responsabilità in caso di violazione. Il Garante ha ammonito il Comune di Torino (novembre 2022) per aver inoltrato alla cooperativa datrice di lavoro l'email di un'educatrice: il rapporto contrattuale con il fornitore non è un titolo per comunicargli dati.
Approfondimento: Assistenti sociali e GDPR#
Rispettare il GDPR basta per l'assistente sociale?
No. Il Codice Deontologico CNOAS impone un dovere di riservatezza e segreto professionale autonomo rispetto al GDPR. Le due discipline si sommano.
Approfondimento: Assistenti sociali e GDPR#
Serve l'autorizzazione del Garante per installare un impianto di videosorveglianza?
No, non è più necessaria un'autorizzazione preventiva. Vige il principio di accountability: il titolare valuta autonomamente se il sistema è idoneo, adeguato e necessario, e deve essere pronto a dimostrarlo in caso di controlli. Le telecamere si possono usare solo se la finalità non è raggiungibile con mezzi meno intrusivi, come recinzioni o vigilanza fisica. Oltre al GDPR vanno rispettati il Codice Civile e Penale sulle interferenze illecite nella vita privata e lo Statuto dei lavoratori sul controllo a distanza del personale.
Approfondimento: Videosorveglianza e privacy#
Per quanto tempo si possono conservare le immagini delle telecamere?
In linea generale le immagini vanno cancellate entro 24-72 ore; periodi più lunghi richiedono analisi approfondite e giustificazioni concrete. Valgono anche la pertinenza e non eccedenza (le telecamere inquadrano solo lo spazio strettamente necessario, limitando l'angolo visuale) e la trasparenza, con informativa di primo livello tramite cartello e di secondo livello completa e accessibile.
Approfondimento: Videosorveglianza e privacy#
Quando serve la DPIA per la videosorveglianza?
Per i trattamenti complessi o soggetti a rischi particolari, come la videosorveglianza sistematica, la valutazione d'impatto è obbligatoria. Il DPO assiste il titolare nella descrizione dei trattamenti e nella valutazione dei rischi. Restano fuori dal GDPR i casi in cui non c'è identificazione di persone fisiche: telecamere finte (con attenzione però alle norme sul lavoro), riprese ad alta quota non correlabili a persone identificate, uso domestico e personale in spazi privati recintati che non riprendano spazi pubblici.
Approfondimento: Videosorveglianza e privacy#
Albo pretorio online
Cosa si pubblica e cosa no, caso per casoPubblicità legale degli atti: permessi di costruire, ordinanze, incarichi, contributi, notifiche. La regola generale e le undici casistiche che ricorrono più spesso in segreteria.
Che differenza c'è tra albo pretorio e Amministrazione Trasparente?
Rispondono a due finalità diverse, ed è da qui che nasce quasi ogni errore. L'albo pretorio assolve la pubblicità legale: serve a produrre un effetto giuridico sull'atto, renderlo conoscibile nei modi e nei termini di legge, far decorrere i termini per le impugnazioni, talvolta conferire efficacia al provvedimento. È una funzione che si esaurisce alla scadenza del termine: raggiunto lo scopo, l'atto esce dall'albo. La sezione Amministrazione Trasparente assolve invece la trasparenza, cioè rende conoscibile e controllabile nel tempo l'attività dell'ente attraverso dati e documenti individuati dalla norma, ed è lì che vigila ANAC. Basi giuridiche, contenuti, tempi e criteri di trattamento sono diversi: un atto può comparire in entrambe, ma in forme e per ragioni differenti.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Per quanto tempo restano gli atti all'albo pretorio online?
Di norma quindici giorni, in alcuni casi trenta, otto per le pubblicazioni di matrimonio, sulla base dell'art. 32 della Legge 69/2009. Scaduto il termine gli atti devono sparire completamente: l'albo non è un archivio, è una vetrina temporanea, esattamente come la vecchia bacheca fisica.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Si può tenere un albo storico con gli atti pubblicati negli anni?
Non prolungando la permanenza in albo. L'albo ha già assolto la sua funzione e continuare a esporre quei documenti significa diffondere dati personali oltre il tempo consentito dalla base giuridica che li giustificava. Uno storico è legittimo, perché il D.Lgs. 33/2013 consente altre modalità di trasparenza, ma dev'essere normato da un regolamento interno: espresso, deliberato, documentato, non fatto di fatto. La conoscibilità duratura si realizza in Amministrazione Trasparente, con contenuti, formati e termini previsti per ciascun obbligo; a questo si aggiungono accesso civico semplice, accesso civico generalizzato e, per i consiglieri comunali, il diritto di accesso agli atti del TUEL, ben più ampio di quello del cittadino comune.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Qual è la regola generale per pubblicare un atto all'albo pretorio online?
All'albo si pubblica solo ciò che una norma impone di pubblicare, e nella misura minima necessaria a soddisfare quell'obbligo. La pubblicazione non è un atto neutro: rende un dato accessibile a chiunque e indicizzabile, quindi va limitata a quanto serve per la finalità di pubblicità legale. Nella maggior parte dei casi bastano gli estremi del provvedimento e il nome e cognome dell'interessato, mentre codice fiscale, indirizzo di residenza, data di nascita, recapiti e IBAN sono dati eccedenti che vanno omessi o oscurati.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
Si pubblica il permesso di costruire all'albo pretorio?
Non nella versione integrale. Ai sensi dell'art. 20 del DPR 380/2001 si pubblica la notizia dell'avvenuto rilascio, con gli estremi dell'atto, il nome e cognome del richiedente, gli estremi identificativi dell'immobile e la tipologia dei lavori. Il testo completo del permesso e ogni ulteriore dato personale del richiedente o di altri soggetti non vanno pubblicati.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
Cosa si pubblica di un'ordinanza di demolizione?
Oltre ai dati identificativi dell'immobile, le generalità del proprietario limitate al nome e cognome. La pubblicazione è consentita perché l'art. 31 del DPR 380/2001 prevede la notificazione all'interessato e vale il principio generale di pubblicità dei provvedimenti: indicare nome e cognome non costituisce un giudizio negativo sulla persona né rivela una condizione di indigenza o precarietà. Non vanno pubblicate informazioni personali ulteriori rispetto a nome e cognome.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
E l'elenco periodico degli immobili abusivi?
La pubblicazione prevista dall'art. 31, comma 7 del DPR 380/2001 riguarda i dati relativi agli immobili e alle opere realizzate abusivamente e va fatta in forma di elenco, senza contenere alcun dato personale: quindi nessun riferimento ai titolari degli immobili.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
Cosa si pubblica di un provvedimento di collocamento a riposo?
Il provvedimento con il nome e cognome del dipendente, l'istanza presentata e la decisione adottata, rinviando alla relazione conservata agli atti per gli aspetti che riguardano la vita professionale. Non vanno pubblicati dati identificativi diversi da nome e cognome, né notizie sulla vita personale o professionale del dipendente.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
Si può pubblicare il curriculum vitae così come lo consegna l'interessato?
No, va prima ripulito. Gli artt. 14 e 15 del D.Lgs. 33/2013 impongono la pubblicazione del curriculum, ma si pubblica il documento trasmesso con l'esplicita autorizzazione alla pubblicazione dei dati che contiene. Data di nascita, luogo di residenza, telefono e codice fiscale non sono né necessari né opportuni: la buona prassi è trasferire questa accortezza a monte, chiedendo a chi fornisce il curriculum di consegnarne una versione già priva di quei dati.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
Cosa si pubblica dell'affidamento di un incarico a un professionista?
Il provvedimento di conferimento con il nome e cognome del professionista e la natura dell'incarico. Vanno omessi i dati diversi da nome e cognome: codice fiscale, IBAN, luogo e data di nascita, luogo di residenza.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
L'affidamento di un incarico di patrocinio legale segue le stesse regole?
In parte, con due cautele in più. Si pubblica il provvedimento con le motivazioni e il nome e cognome del professionista incaricato, omettendo i suoi altri dati personali. Il nome e cognome della controparte va oscurato quando si tratta di causa relativa a un giudizio penale, e in ogni caso non va pubblicato alcun dato personale della controparte in ambito penale.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
Come si pubblica un provvedimento di risarcimento per sinistro stradale?
Nella forma integrale, avendo però cura di oscurare le informazioni personali, con particolare attenzione ai casi in cui il sinistro ha dato luogo a lesioni: i dati relativi alla salute non vanno pubblicati.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
E un contributo erogato a seguito di danni da evento calamitoso?
Il provvedimento si pubblica nella forma integrale, indicando dei destinatari esclusivamente il nome e cognome. Non vanno pubblicati dati personali ulteriori.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
Si può pubblicare all'albo l'avviso di deposito di un atto non notificato per irreperibilità?
Dipende dalla natura dell'atto, e si sbaglia sia per eccesso sia per difetto. Per gli atti giudiziari si deposita e basta: gli artt. 140 e 143 c.p.c. e l'art. 157 c.p.p. prevedono il deposito nella casa comunale, non l'affissione all'albo, e la previsione di affiggere copia nell'albo dell'ufficio giudiziario contenuta in origine nell'art. 143 è stata soppressa proprio dal Codice privacy. In materia tributaria la pubblicazione è invece prevista: l'art. 60, lett. e) del DPR 600/1973 e l'art. 26 del DPR 602/1973 stabiliscono che l'avviso di deposito sia affisso in busta chiusa e sigillata all'albo del comune. Il criterio operativo è una sola domanda: la norma richiamata parla di deposito o di affissione all'albo? Se parla di deposito, si deposita, e se chi ha trasmesso l'atto insiste si chiede l'indicazione della norma che prevede la pubblicazione. Anche quando si pubblica legittimamente ci si limita agli estremi dell'atto e al nome e cognome del destinatario: mai la qualificazione della persona come irreperibile nel testo esposto al pubblico, perché il danno reputazionale è reale e si estende a omonimi e familiari.
Approfondimento: Albo pretorio online: cosa si pubblica e cosa no#
Quali principi guidano la decisione di pubblicare o no un dato?
Quattro. Proporzionalità: i dati pubblicati devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario, quindi se la norma chiede il nome del beneficiario non si pubblicano anche codice fiscale, indirizzo e telefono. Minimizzazione: dove possibile si ricorre a oscuramento, referenziazione o anonimizzazione. Liceità: la pubblicazione deve fondarsi su una norma che espressamente la preveda o la consenta, perché il generico obbligo di trasparenza non basta. Rispetto della dignità personale: la pubblicazione non deve esporre a stigmatizzazione, danno reputazionale o vulnerabilità ingiustificate, e resta illegittima anche quando una norma la consentirebbe in astratto.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Che differenza c'è tra comunicazione e diffusione di dati personali?
Nella comunicazione il dato passa da un punto a un altro e il destinatario è noto: se si commette un errore si può rimediare, perché si sa chi raggiungere. Nella diffusione il dato viene pubblicato online e diventa accessibile a chiunque, da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento: il rischio è molto più alto. Pubblicare all'albo o in Amministrazione Trasparente è sempre diffusione. Attenzione però a non leggere la comunicazione come innocua: il perimetro ristretto attenua il rischio, non la delicatezza del contenuto, e restano da valutare la necessità dell'invio e la pertinenza dei destinatari.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Quali tecniche si usano per limitare i dati pubblicati?
Tre. L'oscuramento rende illeggibili, con redazione o pixelatura, le porzioni di documento contenenti dati da proteggere, mantenendo traccia dell'atto. La referenziazione indica che le informazioni di dettaglio sono disponibili presso gli uffici dell'ente o negli atti depositati in sede, senza pubblicarle online. L'anonimizzazione rimuove gli elementi identificativi quando l'identità dell'interessato non è rilevante ai fini della trasparenza, sostituendo per esempio il nome con un identificativo generico.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Un ente ci trasmette un documento chiedendo di pubblicarlo: chi risponde se contiene dati eccedenti?
Chi pubblica. Il titolare del trattamento è l'ente che diffonde il dato, non quello che lo ha prodotto o trasmesso, e la responsabilità del danno resta di chi lo mette online. Tre principi mettono al riparo: verificare che l'obbligo esista ancora, perché le prassi d'ufficio sopravvivono alle norme che le hanno generate (gli elenchi dei lavoratori agricoli, per esempio, dal 2011 sono notificati per via telematica sul sito INPS e l'albo comunale è uscito dalla procedura); ricordare che chi pubblica risponde; e sapere che oscurare non è manomettere, perché rimuovere dati non necessari applica la minimizzazione e l'originale resta integro negli archivi. Se un ente trasmette abitualmente documenti con dati eccedenti, conviene segnalarlo: correggere il flusso all'origine è più efficace che intervenire ogni volta.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
I documenti pubblicati in Amministrazione Trasparente devono essere firmati digitalmente?
Non quando la pubblicazione è per la mera consultazione e non come archivio legale. L'obiettivo è che il cittadino legga il documento, non che scarichi l'originale firmato: chi vuole l'originale può chiederlo con l'accesso agli atti. Pubblicare il documento firmato digitalmente complica solo la lettura e contraddice gli obiettivi di trasparenza e di dati aperti.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Amministrazione trasparente
Obblighi di pubblicazione, ANAC, sedute pubblicheDichiarazioni dei redditi degli amministratori, oscuramenti, formati accessibili, dirette video delle sedute consiliari, trasparenza retributiva.
Un Comune può trasmettere in diretta le sedute del Consiglio senza un regolamento?
No. Non esiste in Italia una norma che autorizzi automaticamente la ripresa e la diffusione delle sedute ordinarie: serve individuare base giuridica e finalità specifica ai sensi del GDPR, e il Garante chiede che ogni ente si doti di un atto che disciplini ripresa, diffusione e conservazione. Non deve necessariamente essere un regolamento approvato in Consiglio: può bastare una determinazione del Presidente del Consiglio o un disciplinare interno, purché abbia data certa e metta nero su bianco come, perché, quando e chi tratta i dati. Fanno eccezione i "consigli aperti", cioè le sedute solenni o gli eventi pubblici.
Approfondimento: Dirette video dei consigli comunali#
Per quanto tempo può restare online il video di una seduta consiliare?
Vanno distinti due tempi. La diffusione online, soggetta al principio di limitazione della conservazione (art. 5, par. 1, lett. e GDPR), deve avere un termine definito dall'ente: nella prassi italiana si va da dodici mesi fino alla fine del mandato. La conservazione documentale è cosa diversa: il video è un documento amministrativo informatico e segue il piano di conservazione dell'ente ai sensi del CAD, spesso cinque anni, restando accessibile a chi esercita il diritto di accesso agli atti. Il verbale approvato resta comunque l'unico documento giuridico permanente della seduta.
Approfondimento: Dirette video dei consigli comunali#
Se lo streaming è fornito da una società esterna, cosa serve?
L'accordo di nomina a Responsabile del trattamento ex art. 28 GDPR, che nella pratica manca quasi sistematicamente. Va inoltre verificato che il fornitore non lasci l'archivio aperto per impostazione predefinita, senza alcuna data di cancellazione, e vanno valutate le garanzie aggiuntive quando si usano piattaforme extra UE.
Approfondimento: Dirette video dei consigli comunali#
Tutti i Comuni devono pubblicare le dichiarazioni dei redditi dei consiglieri?
No. Gli obblighi delle lettere da a) a e) dell'art. 14, comma 1, D.Lgs. 33/2013 (atto di nomina, curriculum, compensi, altre cariche, incarichi con oneri pubblici) valgono per tutti i Comuni. La pubblicazione delle dichiarazioni reddituali e patrimoniali ai sensi della L. 441/1982 (lettera f) riguarda solo i Comuni sopra i 15.000 abitanti, come chiarito dalla Delibera ANAC n. 241/2017. La stessa regola vale per Unioni, Comunità montane e Consorzi con popolazione complessiva superiore alla soglia.
Approfondimento: Redditi dei consiglieri in Amministrazione Trasparente#
Cosa va oscurato nella dichiarazione dei redditi prima di pubblicarla?
Il Garante (Linee guida del 15 maggio 2014) chiede di pubblicare la dichiarazione previo oscuramento delle informazioni eccedenti e non pertinenti rispetto alla ricostruzione della situazione patrimoniale, e di quelle da cui si possano desumere indirettamente dati particolari. In concreto vanno oscurati codice fiscale, stato civile, firma autografa, spese mediche e farmaceutiche, erogazioni liberali a enti religiosi o del terzo settore, indirizzo di residenza. L'oscuramento spetta all'interessato o, se non provvede, all'ufficio che pubblica.
Approfondimento: Redditi dei consiglieri in Amministrazione Trasparente#
Basta pubblicare la scansione della dichiarazione con i dati coperti?
No, e per due ragioni. L'art. 7 del D.Lgs. 33/2013 richiede formato aperto e riutilizzabile, e la L. 4/2004 con le Linee guida AgID richiede contenuti fruibili dalle tecnologie assistive: una scansione non è selezionabile né leggibile dagli screen reader. Inoltre gli oscuramenti grafici sovrapposti a un PDF possono essere rimossi se il dato resta nel livello sottostante, con conseguente violazione di dati personali. La soluzione è un modulo strutturato con campi obbligatori che riproduce solo le informazioni richieste dalla L. 441/1982: nasce testuale, accessibile e indicizzabile, e la dichiarazione integrale resta riservata nel fascicolo.
Approfondimento: Redditi dei consiglieri in Amministrazione Trasparente#
Anche i dirigenti devono pubblicare i dati reddituali e patrimoniali?
No. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 20/2019 gli obblighi della lettera f) per i dirigenti sono sospesi in attesa di un regolamento attuativo mai emanato: resta la comunicazione interna all'amministrazione, non la pubblicazione sul sito. Confondere il regime dei dirigenti con quello dei consiglieri è uno degli errori più frequenti nelle verifiche OIV.
Approfondimento: Redditi dei consiglieri in Amministrazione Trasparente#
Quali sanzioni ci sono per la mancata pubblicazione?
ANAC può irrogare sanzioni da 500 a 10.000 euro a carico del responsabile della mancata o incompleta comunicazione (art. 47, comma 1, D.Lgs. 33/2013), e il provvedimento viene pubblicato sul sito dell'amministrazione. L'Autorità rende inoltre noti i nominativi di chi non ha adempiuto, che restano nell'elenco per cinque anni. La gratuità della carica non esonera dall'obbligo.
Approfondimento: Redditi dei consiglieri in Amministrazione Trasparente#
La Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva è già applicabile in Italia?
Non direttamente. Essendo una direttiva e non un regolamento, fissa gli obiettivi ma richiede una norma di recepimento nazionale: gli Stati membri avevano tempo fino al 7 giugno 2026. Serviranno mesi per vedere il sistema pienamente operativo, con un lavoro di armonizzazione rispetto alle regole su privacy e lavoro.
Approfondimento: Trasparenza retributiva — Direttiva UE 2023/970#
Cosa comporta la trasparenza retributiva per chi assume?
Il livello retributivo iniziale o la relativa fascia vanno indicati già nell'annuncio di lavoro o prima del colloquio. Ogni lavoratore ha inoltre diritto di ricevere per iscritto informazioni sul livello retributivo medio, ripartito per sesso, delle categorie che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, e le clausole di riservatezza sulla retribuzione diventano nulle. Non si tratta di pubblicare le buste paga individuali, ma di rendere trasparenti i criteri di determinazione della retribuzione e della progressione economica.
Approfondimento: Trasparenza retributiva — Direttiva UE 2023/970#
In Amministrazione Trasparente si pubblica sempre per cinque anni?
No. Cinque anni è il termine generale del D.Lgs. 33/2013, ma non si applica indistintamente: per alcune categorie il termine è diverso, in diversi casi tre anni, mentre per altre la pubblicazione resta legata alla durata dell'incarico o dell'efficacia dell'atto. Non si può quindi impostare un criterio automatico unico per l'intera sezione: va verificato obbligo per obbligo il termine previsto dalla norma e dalle indicazioni ANAC, programmando di conseguenza rimozione o archiviazione alla scadenza.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Bisogna oscurare i dati di una società nei provvedimenti?
No, per ragioni di protezione dei dati. Il GDPR non si applica ai dati riferiti a una persona giuridica: denominazione, sede legale, partita IVA, codice fiscale societario e coordinate bancarie intestate alla società non sono dati personali e non vanno oscurati. Una società non ha una dignità personale da tutelare, e la reputazione commerciale si protegge con altri strumenti. Il perimetro però si riapre quando dietro la denominazione c'è una persona fisica: imprese individuali e liberi professionisti, dove denominazione, codice fiscale e sede spesso coincidono con nome, codice fiscale e residenza, nominativi di amministratori, firmatari e referenti indicati nell'atto, coordinate bancarie intestate a una persona fisica.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Perché non bisogna mettere dati personali nell'oggetto di un provvedimento?
Perché i motori di ricerca indicizzano il documento in base al titolo. Un oggetto come "Determina pagamento stipendio Mario Rossi" rende il documento trovabile da chiunque cerchi quel nome. Se il dato compare solo nel testo interno il rischio di indicizzazione è minore. Conviene quindi scrivere oggetti generici ("Determina di pagamento", "Atto di concessione") e riservare i dati personali al testo, dove necessari. Se il riferimento è già finito su Google, la deindicizzazione si richiede tramite Google Search Console: è semplice, ma è lavoro in più.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Di un concorso pubblico cosa si pubblica?
Sul sito dell'ente la graduatoria finale con i dati dei soli vincitori: nome e cognome, posizione in graduatoria, data di nascita solo in caso di omonimia, eventualmente il punteggio complessivo. Graduatorie intermedie, dati dei non vincitori, titoli di preferenza e cause di esclusione non si pubblicano e vanno messi a disposizione dei soli partecipanti in un'area ad accesso riservato. Due avvertenze: gli idonei non vincitori vanno pubblicati nel momento in cui lo scorrimento li dichiara vincitori, quindi il divieto non va applicato meccanicamente; e il consenso dei candidati non è una via d'uscita, perché il bando non può introdurre trattamenti ulteriori rispetto a norme sovraordinate. Il quadro è cambiato più volte: il riferimento storico del DPR 487/1994 è stato modificato nel 2023 e poi ridisegnato dal Portale unico del reclutamento e dalla riforma del 2025.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
In Sicilia valgono regole diverse per la pubblicazione degli atti?
Sì, la normativa regionale prevede obblighi di pubblicazione propri e più ampi di quelli statali. Mentre il D.Lgs. 33/2013 costruisce la trasparenza intorno a obblighi tipizzati (dati, informazioni e documenti individuati sezione per sezione), la disciplina regionale impone la pubblicazione degli atti nella versione integrale, con termini e modalità propri. Lo stesso ente si trova quindi ad applicare due binari normativi che non coincidono né nei contenuti né nei tempi: è materia che richiede un esame caso per caso.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Quali domande farsi prima di pubblicare un atto?
Non esiste una lista precompilata valida sempre, ma otto domande coprono quasi tutti i casi. Su quale base giuridica sto pubblicando, e in quale spazio? Quali dati sono davvero necessari, e quali posso togliere? Il dato rientra tra le categorie particolari (salute, religione, origine etnica)? Quanto tempo resterà online? Dove serve, l'interessato ha autorizzato? Come apparirà su Google, e l'oggetto sarà indicizzato? Chi risponde se sbaglio (io che pubblico, non chi mi ha mandato il documento)? Qualcuno potrebbe subire danno reputazionale o discriminazione da questa pubblicazione? Questa verifica non può dipendere dall'attenzione del singolo operatore in un giorno qualsiasi: va resa una procedura, con un responsabile e una lista di controllo, prima del passaggio alla pubblicazione.
Approfondimento: Albo pretorio e Amministrazione Trasparente: le regole di fondo#
Il DPO e l'organizzazione privacy
Designazione, requisiti, compiti, strumentiChi deve nominare il Responsabile della protezione dei dati, cosa deve contenere l'atto, chi non può assumere l'incarico, di cosa risponde e di cosa no.
Che cosa fa concretamente un DPO?
Il Data Protection Officer (o Responsabile della Protezione dei Dati) è il ponte tra diritto, tecnologia ed etica organizzativa: supporta il Titolare nell'analisi dei rischi e supervisiona i registri delle attività di trattamento, cioè la mappatura delle banche dati che permette di rispondere a domande come qual è la base giuridica di un trattamento o per quanto tempo si conservano i dati. Non è un giudice esterno né un adempimento burocratico, ma una guida che previene violazioni, danni reputazionali e sanzioni.
Approfondimento: Il ruolo del DPO#
Quali competenze deve avere un DPO?
Competenze ibride: solida conoscenza giuridica estesa oltre il GDPR (NIS2, CAD, normativa sulla trasparenza), competenze tecnologiche per capire come fluiscono i dati nelle infrastrutture cloud e nei database, visione gestionale e organizzativa per mappare i processi senza bloccare l'operatività, e attenzione alla sicurezza sia digitale sia fisica, compresi archivi cartacei e cultura della riservatezza negli spazi di lavoro. A questo si aggiunge la promozione della formazione continua del personale.
Approfondimento: Il ruolo del DPO#
Perché gestire la compliance GDPR con file Excel e Word non funziona?
Perché quegli strumenti non regolano la complessità, specialmente quando si amministrano più enti contemporaneamente, e i file statici non garantiscono la qualità del dato nel tempo: cancellazioni, aggiornamenti e nuovi inserimenti diventano difficili da tracciare, aumentando il rischio di errori.
Approfondimento: GovDPO — perché non basta Excel#
Cosa fa GovDPO?
Genera la documentazione necessaria (registro delle attività di trattamento, lettere di incarico, nomine a responsabile esterno, informative e moduli di consenso), gestisce l'organizzazione per Unità Organizzative con i relativi responsabili, e supporta la gestione del rischio, le misure di sicurezza e la DPIA. La piattaforma è oggi utilizzata da oltre 30 enti pubblici e circa 10 aziende.
Approfondimento: GovDPO — perché non basta Excel#
La nomina del DPO è obbligatoria per un Comune o un ente pubblico?
Sì. L'art. 37, par. 1, lett. a) del GDPR impone la designazione a tutte le autorità pubbliche e agli organismi pubblici, indipendentemente dalla dimensione e dal tipo di trattamenti svolti: non c'è una soglia di abitanti o di dipendenti sotto la quale l'obbligo viene meno. Sono escluse le autorità giudiziarie nell'esercizio della funzione giurisdizionale. L'obbligo riguarda quindi Comuni di ogni fascia, Unioni, scuole, aziende sanitarie, ordini professionali e società a controllo pubblico.
Documento di riferimento: Nomina del DPO negli enti pubblici (documento di indirizzo del Garante) (PDF)#
Cosa deve contenere l'atto di designazione del DPO?
Deve essere in forma scritta e non può limitarsi a indicare il nome. Il documento di indirizzo del Garante chiede che l'atto individui con precisione i compiti attribuiti (art. 39 GDPR), le risorse umane, strumentali e finanziarie messe a disposizione, la durata dell'incarico, la collocazione organizzativa con riporto diretto al vertice, le garanzie di indipendenza e assenza di conflitto di interessi, e il vincolo di riservatezza. Un atto generico che rinvia solo al Regolamento non dimostra che l'ente abbia valutato adeguatezza e risorse.
Documento di riferimento: Nomina del DPO negli enti pubblici (documento di indirizzo del Garante) (PDF)#
Il nominativo del DPO va comunicato al Garante?
Sì. I dati di contatto vanno comunicati all'Autorità tramite la procedura online dedicata e aggiornati a ogni variazione o cessazione dell'incarico. Vanno inoltre pubblicati, perché gli interessati devono poter contattare il DPO: nelle informative e, per gli enti, nella sezione del sito istituzionale. È sufficiente pubblicare i dati di contatto, non necessariamente il nominativo, ma quest'ultimo va comunicato al Garante.
Documento di riferimento: Nomina del DPO negli enti pubblici (documento di indirizzo del Garante) (PDF)#
Serve una certificazione o l'iscrizione a un albo per essere DPO?
No. Non esistono albi obbligatori e le certificazioni previste dagli artt. 42 e 43 del GDPR non riguardano le persone: nessun titolo è di per sé abilitante. Quello che il GDPR richiede (art. 37, par. 5) è una conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, proporzionata alla complessità e alla delicatezza dei trattamenti dell'ente. La valutazione di adeguatezza è del titolare, che deve poterla motivare.
Documento di riferimento: Nomina del DPO negli enti pubblici (documento di indirizzo del Garante) (PDF)#
Chi non può essere nominato DPO per conflitto di interessi?
Non può assumere l'incarico chi, nell'organizzazione, concorre a determinare finalità e mezzi del trattamento o si troverebbe a controllare il proprio operato: tipicamente i vertici politici e amministrativi e i responsabili di sistemi informativi, risorse umane, finanza o marketing. Il Garante segnala criticità anche sul cumulo con il ruolo di Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, per la potenziale tensione tra obblighi di pubblicazione e tutela dei dati. La valutazione va fatta caso per caso e documentata.
Documento di riferimento: Nomina del DPO negli enti pubblici (documento di indirizzo del Garante) (PDF)#
Più enti possono designare lo stesso DPO?
Sì. L'art. 37, par. 3 del GDPR consente a un gruppo di autorità o organismi pubblici di designare un unico DPO, tenuto conto della struttura organizzativa e della dimensione, ed è una soluzione frequente tra Comuni associati. Il limite è sostanziale: il DPO deve restare facilmente raggiungibile da ciascun ente e dagli interessati, e disporre di tempo effettivo per ognuno. Il Garante ha richiamato l'attenzione sull'assunzione di un numero eccessivo di incarichi, che rende la funzione solo nominale.
Documento di riferimento: Nomina del DPO negli enti pubblici (documento di indirizzo del Garante) (PDF)#
Il DPO risponde delle violazioni commesse dall'ente?
No. La responsabilità della conformità resta in capo al titolare del trattamento, per il principio di responsabilizzazione (art. 5, par. 2 GDPR): il DPO non è responsabile del trattamento e non può essere sanzionato al posto dell'ente. Proprio per questo non gli si possono attribuire compiti decisionali od operativi sui trattamenti, come la tenuta del registro delle attività o la gestione in prima persona delle violazioni di dati: il DPO sorveglia, informa, consiglia e fornisce pareri, e non può essere rimosso o penalizzato per l'adempimento dei propri compiti.
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Intelligenza artificiale
AI Act, linee guida interne, rischi e trasparenzaScadenze reali e sanzioni, modelli GPAI, come si approvano le regole interne in un ente o in azienda, etichettatura dei contenuti generati, cosa verificare prima di acquistare.
È vero che l'AI Act è tutto rinviato al 2027?
No. I divieti sulle pratiche a rischio inaccettabile (art. 5) e l'obbligo di alfabetizzazione all'AI (art. 4) sono in vigore e sanzionabili dal 2 febbraio 2025; gli obblighi per i modelli di AI per finalità generali (i cosiddetti GPAI, cioè i modelli fondazionali come quelli dietro ChatGPT o Claude) dal 2 agosto 2025; trasparenza, etichettatura e watermarking dei contenuti generati scattano il 2 dicembre 2026. Il Digital Omnibus ha rinviato i requisiti per i sistemi ad alto rischio autonomi (Allegato III) al 2 dicembre 2027 e quelli integrati in prodotti (Allegato I) ad agosto 2028, ma un percorso di conformità richiede dagli 8 ai 14 mesi.
Approfondimento: AI Act — scadenze, autorità, sanzioni#
Cosa sono i modelli GPAI e riguardano il mio ente o la mia azienda se usiamo ChatGPT in ufficio?
GPAI sta per General Purpose AI: i modelli per finalità generali, addestrati su grandi quantità di dati e non destinati a un compito specifico, quindi adattabili a usi molto diversi. Sono i modelli fondazionali dietro ChatGPT, Claude, Gemini, Llama, Mistral. L'AI Act distingue il modello (il motore) dal sistema di AI (il prodotto che lo utilizza): gli obblighi sui modelli GPAI, in vigore dal 2 agosto 2025, riguardano chi li sviluppa e li immette sul mercato, e comprendono documentazione tecnica, informazioni ai fornitori a valle, una policy sul rispetto del diritto d'autore e una sintesi pubblica dei contenuti usati per l'addestramento. Per i modelli classificati a rischio sistemico si aggiungono valutazione adversariale, notifica alla Commissione, mitigazione dei rischi e requisiti di cybersicurezza. Un Comune o un'azienda che usa ChatGPT o Claude non ricade in questi obblighi: risponde invece come utilizzatore (deployer), quindi su formazione del personale, trasparenza verso gli interessati, supervisione umana e base giuridica dei dati trattati. Gli obblighi in capo ai fornitori sono però ciò che rende verificabili le garanzie contrattuali che l'utilizzatore deve pretendere: DPA ex art. 28 GDPR ed esclusione dei dati dall'addestramento.
Approfondimento: AI Act — scadenze, autorità, sanzioni#
Chi vigila sull'AI Act in Italia e quanto valgono le sanzioni?
AgID certifica e controlla i valutatori di conformità; ACN vigila sul mercato, può ispezionare senza preavviso e tiene il registro dei sistemi ad alto rischio; per banche, finanza e assicurazioni restano Banca d'Italia, CONSOB e IVASS; il Garante Privacy mantiene competenza esclusiva sui dati personali, con ispezioni congiunte e sanzioni cumulabili. Gli importi previsti dallo schema di decreto approvato in esame preliminare il 10 giugno 2026 arrivano fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato globale per le pratiche vietate.
Approfondimento: AI Act — scadenze, autorità, sanzioni#
Chi propone e chi approva le linee guida interne sull'AI in un ente pubblico?
La proposta parte dal Responsabile per la Transizione al Digitale (art. 17 CAD), in raccordo con Referente Privacy e DPO e sentiti i Responsabili di Area. L'approvazione spetta all'organo di governo con propria deliberazione: nei Comuni la Giunta, senza passaggio in Consiglio (art. 48 TUEL). Poi vanno pubblicate in Amministrazione Trasparente, sezione "Disposizioni generali > Atti generali" (art. 12, comma 1, D.Lgs. 33/2013), e raccordate con il PIAO.
Approfondimento: AI Act — linee guida interne per PA e aziende#
L'AI può decidere su assunzioni, licenziamenti o sanzioni disciplinari?
No. Nessuna decisione su assunzioni, licenziamenti, mansioni o sanzioni disciplinari può essere interamente automatizzata (Legge 132/2025 e D.Lgs. 152/1997). Serve informativa scritta al lavoratore almeno 24 ore prima dell'avvio del sistema: l'omissione costa da 250 a 1.500 euro per ciascun dipendente e il licenziamento deciso dall'algoritmo è nullo, con reintegra.
Approfondimento: AI Act — linee guida interne per PA e aziende#
Va etichettato un articolo o un'immagine prodotti con l'AI?
Dal 2 dicembre 2026 (art. 50 AI Act) i contenuti generati o manipolati con l'AI vanno etichettati e le immagini sintetiche marcate anche nei metadati. Per i testi vale un'esenzione importante: se il contenuto passa da revisione umana e l'ente o l'autore se ne assume la responsabilità editoriale, la dicitura non è dovuta. Vanno sempre marcate immagini, video e audio generati. Le foto reali non generate né modificate con AI non richiedono alcuna dicitura, anche se allegoriche.
Approfondimento: AI Act — linee guida interne per PA e aziende#
Si può usare l'AI per redigere il DVR?
No. L'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha chiarito che la valutazione dei rischi non può essere generata automaticamente: deve fotografare la situazione reale dell'azienda e nascere dal confronto tra datore di lavoro, RSPP, Medico Competente e rappresentante dei lavoratori (D.Lgs. 81/2008). L'AI può essere un supporto redazionale, non l'autore della valutazione.
Approfondimento: AI Act — linee guida interne per PA e aziende#
Cosa deve verificare un'organizzazione prima di acquistare un sistema di AI?
Le linee guida EDPB indicano che il momento dell'acquisto è cruciale: i controlli vanno fatti prima di impegnare il budget. Serve una DPIA per ogni sistema di AI che si intende utilizzare, svolta congiuntamente da DPO, IT e Acquisti, e l'individuazione delle misure tecniche di mitigazione: anonimizzazione e pseudonimizzazione, filtraggio dell'output per bloccare la divulgazione di informazioni personali (soprattutto con l'AI generativa), rilevamento del data drift, monitoraggio della qualità dei dati in entrata e intervento umano.
Approfondimento: Intelligenza artificiale secondo i garanti europei (EDPB)#
Quali sono i rischi principali dell'AI per la protezione dei dati?
Il carattere di "scatola nera" degli algoritmi, che rende necessarie interpretabilità (capire come il modello decide) e spiegabilità (spiegare perché è stata presa una specifica decisione) come base per l'obbligo di trasparenza. Poi i bias, perché un modello addestrato su dati che riflettono iniquità storiche produce decisioni ingiuste. L'accuratezza, minacciata dalle allucinazioni e dal data drift. E la minimizzazione: la "fame di dati" dei modelli porta a raccolte indiscriminate, che moltiplicano l'impatto di un eventuale data breach.
Approfondimento: Intelligenza artificiale secondo i garanti europei (EDPB)#
Sicurezza informatica e accessi
Amministratori di sistema, log, NIS2Chi amministra i sistemi quando tutto è in cloud, come si governano gli accessi privilegiati, cosa chiede la NIS2 e perché la catena di fornitura è il punto debole.
Con il GDPR è ancora obbligatorio nominare l'amministratore di sistema?
Il GDPR non usa mai l'espressione "amministratore di sistema" e non impone di nominarne uno. In Italia l'obbligo deriva dal provvedimento del Garante del 27 novembre 2008, che è ancora vigente con valore di linea guida (art. 22, comma 4, D.Lgs. 101/2018) e viene richiamato nei provvedimenti sanzionatori. L'abrogazione dell'Allegato B del Codice Privacy non lo ha toccato, perché non ne faceva parte. Quindi la designazione serve ancora, ed è individuale: quello che va riscritto è il suo oggetto.
Approfondimento: Amministratore di sistema (GDPR)#
L'atto di nomina firmato prima del 2018, o da un rappresentante legale non più in carica, è ancora valido?
Sì, resta valido fino a revoca, aggiornamento o sostituzione: il titolare del trattamento è l'organizzazione, non la persona che la rappresenta pro tempore. Il problema non è la validità formale ma il contenuto: descrive un'infrastruttura che spesso non esiste più, e la responsabilità di dimostrarne l'adeguatezza è di chi è in carica oggi.
Approfondimento: Amministratore di sistema (GDPR)#
Cosa serve, oltre all'atto di nomina, perché la misura sia effettiva?
I tre pilastri del provvedimento 2008: elenco aggiornato degli amministratori, log degli accessi completi, inalterabili e conservati per almeno sei mesi, verifica almeno annuale dell'operato con esito documentato. Le registrazioni non possono essere nella disponibilità esclusiva di chi vi accede con privilegi, e non possono essere usate per il controllo a distanza dell'attività lavorativa (art. 4 Statuto dei lavoratori).
Approfondimento: Amministratore di sistema (GDPR)#
Se i gestionali sono in cloud, chi amministra i sistemi?
Il partner tecnologico, in qualità di responsabile del trattamento ex art. 28 GDPR: la fonte della responsabilità diventa il contratto. Resta in casa la gestione di identità e permessi, che conviene distribuire ai responsabili di area ex art. 29 e art. 2-quaterdecies del Codice Privacy.
Approfondimento: Amministratore di sistema (GDPR)#
Come è stata recepita in Italia la direttiva NIS2 e quali sono le scadenze?
Il recepimento è avvenuto con il D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138. La registrazione sulla piattaforma ACN dei soggetti pubblici e privati nel campo di applicazione è partita dal 1° dicembre 2024; l'identificazione dei soggetti essenziali o importanti segue un criterio dimensionale omogeneo (size-cap rule); la notifica degli incidenti di base è obbligatoria da gennaio 2026; l'implementazione piena delle misure di sicurezza di base è prevista entro settembre 2026.
Perché la NIS2 insiste tanto sulla catena di fornitura?
Perché basta un solo anello debole per rendere insicura tutta la catena: la sicurezza non è un silos ma una rete, e la vulnerabilità di un'organizzazione dipende anche dalla resilienza degli altri attori coinvolti. Per questo le misure di sicurezza definite dall'ACN contengono indicazioni specifiche sulla supply chain, e adeguarsi richiede di ripensare processi e ruoli, non solo di acquistare tecnologia.
Accessibilità digitale
Dichiarazione, WCAG, European Accessibility ActLa scadenza del 23 settembre, chi è obbligato e come si adempie, cosa è cambiato nel 2026, quali obblighi valgono per le imprese private.
Chi deve pubblicare la dichiarazione di accessibilità entro il 23 settembre?
Tutte le Pubbliche Amministrazioni indipendentemente dalla dimensione (comuni, scuole, aziende sanitarie, enti pubblici, società a controllo pubblico) e i soggetti privati che offrono servizi al pubblico con fatturato medio superiore a 500 milioni di euro negli ultimi tre anni. La dichiarazione va presentata per ciascun sito web e app mobile di cui l'ente è titolare, compresi portali tematici e siti di eventi, e ha validità annuale dal 24 settembre al 23 settembre successivo.
Approfondimento: Accessibilità digitale 2026 — scadenza 23 settembre#
Si può pubblicare una dichiarazione di accessibilità in PDF sul proprio sito?
Per le PA no: la dichiarazione si redige e pubblica esclusivamente tramite l'applicazione form.agid.gov.it, perché solo quel modello garantisce la conformità alla Decisione di esecuzione UE 2018/1523. L'accesso è riservato al RTD, la cui email istituzionale deve essere censita correttamente su IndicePA; da marzo 2026 il Form prevede anche i profili Delegato e Amministratore. Il sistema genera un link univoco da esporre nel footer del sito. I privati soggetti alla Legge Stanca usano invece il modello dell'Allegato 1 alle Linee guida AgID.
Approfondimento: Accessibilità digitale 2026 — scadenza 23 settembre#
Cosa è cambiato nel 2026 rispetto agli anni precedenti?
Tre provvedimenti. Le Linee guida sull'accessibilità dei servizi (Determinazione AgID n. 38 del 4 marzo 2026), che attuano l'European Accessibility Act e fissano EN 301 549 e WCAG 2.1 AA come soglia minima, con obbligo di sottoscrizione digitale e marcatura temporale delle attestazioni. Il Regolamento su accertamenti e sanzioni (Determinazione AgID n. 84/2026, in Gazzetta il 23 maggio 2026). E la piattaforma dei reclami, attiva da marzo 2026, che consente a chiunque, con SPID o CIE, di segnalare un servizio non accessibile: la vigilanza non parte più solo d'ufficio.
Approfondimento: Accessibilità digitale 2026 — scadenza 23 settembre#
Un'azienda privata che vende online ricade nella Legge Stanca?
Dipende dal perimetro. Gli operatori che rientrano nell'European Accessibility Act (D.Lgs. 82/2022) — e-commerce, servizi bancari, e-book, trasporti, comunicazioni elettroniche — dal 28 giugno 2025 non seguono più il regime della Legge Stanca ma predispongono le "informazioni sull'accessibilità" conformi all'Allegato IV, documentando come i requisiti sono soddisfatti e motivando le eccezioni per onere sproporzionato. Sono esentate solo le microimprese. Sbagliare perimetro significa preparare la documentazione sbagliata.
Approfondimento: Accessibilità digitale 2026 — scadenza 23 settembre#
L'accessibilità digitale riguarda solo la Pubblica Amministrazione?
No. L'European Accessibility Act ha introdotto obblighi di accessibilità per prodotti e servizi digitali a partire dal 28 giugno 2025, estendendo i requisiti anche alle aziende private. Le microimprese sono generalmente esentate, mentre le PMI possono richiedere esenzioni solo in caso di onere sproporzionato.
Approfondimento: Accessibilità digitale — obblighi per le aziende private#
Da dove si comincia per rendere accessibile un sito?
Seguendo le WCAG, con interventi concreti: testo alternativo per le immagini, sottotitoli per i video, menu semplici e pulsanti chiaramente etichettati, buon contrasto tra testo e sfondo, PDF nativi anziché documenti scansionati (che gli screen reader non leggono). A questo si aggiungono la formazione del personale e un monitoraggio costante nel tempo. Un sito accessibile è anche più usabile per tutti, compresi anziani, persone con connessioni lente o dispositivi meno recenti.
Approfondimento: Accessibilità digitale — obblighi per le aziende private#
Associazioni e terzo settore
Pro Loco, soci, fotografie, minoriTesseramento e registro dei volontari, cosa si può fotografare durante una sagra, informativa a due livelli, immagini dei minori e richieste di rimozione.
Una Pro Loco o un'associazione di volontariato deve rispettare il GDPR?
Sì. Con il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) quasi tutte le Pro Loco sono enti del terzo settore, come APS o ODV, iscritte al RUNTS, e questo comporta la piena applicazione del Regolamento (UE) 2016/679 e del Codice privacy: l'associazione è titolare del trattamento e il legale rappresentante pro tempore risponde direttamente dell'adozione di misure tecniche e organizzative adeguate. La natura non lucrativa e la finalità di promozione sociale non esentano dal rispetto dei principi di liceità, correttezza e trasparenza. Gli interessati sono molti e diversi: soci, volontari, fornitori, visitatori fotografati, bambini che partecipano ai laboratori, genitori che firmano le liberatorie.
Approfondimento: Pro Loco, associazioni e protezione dei dati#
Serve il consenso del socio per gestire il tesseramento?
No. La base giuridica dell'iscrizione è l'esecuzione di misure contrattuali richieste dall'interessato (art. 6, par. 1, lett. b GDPR): chi si associa accetta che siano trattati i dati necessari a essere socio, cioè libro soci, convocazioni assembleari e riscossione della quota. Il consenso serve invece, distinto e facoltativo, per le comunicazioni promozionali, con caselle non preselezionate e possibilità di revoca in ogni messaggio. Due accortezze operative: il registro dei volontari va tenuto distinto dal libro soci, e se è gestito con un software esterno il fornitore va nominato responsabile del trattamento ex art. 28.
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Si possono fotografare le persone durante una sagra o un evento?
Sì, e la normativa non lo vieta: lo regola. Le riprese d'insieme, dove le persone fanno parte della scena e non ne sono il soggetto, si fondano sul legittimo interesse a documentare la manifestazione (art. 6, par. 1, lett. f GDPR) in combinato con l'art. 97 della legge sul diritto d'autore. Serve invece il consenso per pubblicare il primo piano di un visitatore, o i gruppetti isolati dal contesto. La domanda da farsi davanti a una foto è se si stia raccontando l'evento o ritraendo una persona. Restano liberamente pubblicabili le immagini di soci e volontari impegnati nella manifestazione, di autorità e relatori durante gli interventi ufficiali: hanno un ruolo attivo nell'evento.
Approfondimento: Pro Loco, associazioni e protezione dei dati#
Che differenza c'è tra scattare una foto e pubblicarla?
È la distinzione che sfugge più spesso. Durante un evento in piazza i fotografi dell'associazione possono scattare immagini di folla senza consenso preventivo, perché chi partecipa ha una ragionevole aspettativa di comparire in inquadrature generali. Se però lo scatto isola una persona e l'associazione intende pubblicarlo online o su materiale promozionale, il trattamento cambia natura: non è più documentazione dell'evento ma ritratto di un individuo, e il consenso diventa necessario. Il provvedimento del Garante del 27 marzo 2025 (doc. web n. 10148557) ha chiarito che la semplice presenza a un evento pubblico non legittima la pubblicazione indiscriminata di primi piani di persone identificabili.
Approfondimento: Pro Loco, associazioni e protezione dei dati#
Serve l'informativa anche per le fotografie scattate a un evento pubblico?
Sì, il Garante lo ha chiarito con il provvedimento del 27 marzo 2025. Informare però non significa chiedere il permesso: sono due strumenti distinti, l'informativa si rende disponibile a tutti, la liberatoria si firma solo dove serve il consenso. Il modello praticabile è a due livelli: cartelli sintetici agli ingressi, alle casse e nei punti di aggregazione, con simbolo della fotocamera, nome del titolare, recapiti e QR code; e l'informativa completa ex artt. 13 e 14 su una pagina stabile del sito, in bacheca e in copia cartacea al punto informativo. Il testo esteso non è una liberatoria e non va firmato da nessuno. La misura che previene la maggior parte delle contestazioni è indicare che chi non desidera essere fotografato può segnalarlo al personale.
Approfondimento: Pro Loco, associazioni e protezione dei dati#
Come si gestiscono le fotografie dei minori nelle iniziative associative?
Con tutela rinforzata: il GDPR considera i minori persone vulnerabili (considerando 38 e 75). Per fotografare, riprendere e pubblicare immagini di minori in modo chiaramente identificabile serve il consenso scritto ed esplicito di chi esercita la responsabilità genitoriale, di norma entrambi i genitori: non valgono autorizzazioni verbali né liberatorie generiche inserite in moduli predisposti per altre finalità. Il modulo deve indicare i canali di diffusione, le finalità esclusive, l'assenza di scopi commerciali e di cessione a terzi, e come revocare il consenso. Quando in una manifestazione aperta non è realistico raccogliere le liberatorie, si applicano misure di mitigazione: riprese panoramiche o da tergo, pixellatura dei volti nitidi, e per laboratori e campus archivi protetti da credenziali riservati ai genitori dei partecipanti. Il diritto alla riservatezza del minore prevale su qualsiasi esigenza di promozione dell'evento.
Approfondimento: Pro Loco, associazioni e protezione dei dati#
Cosa succede se una foto rivela la salute, la religione o le opinioni politiche di una persona?
Diventa un trattamento di categorie particolari di dati ai sensi dell'art. 9 GDPR, con tutele rafforzate. Uno scatto può mostrare una carrozzina o un ausilio sanitario e rivelare una disabilità, ritrarre una persona in preghiera durante una processione e rivelarne le convinzioni religiose, documentare la partecipazione a una manifestazione politica o sindacale. In questi casi il legittimo interesse non basta e serve una base giuridica più solida, di norma il consenso esplicito dell'interessato. È il motivo per cui, prima di pubblicare, conviene guardare la foto una seconda volta.
Approfondimento: Pro Loco, associazioni e protezione dei dati#
Un genitore o un cittadino chiede di rimuovere una fotografia: cosa deve fare l'associazione?
Procedere alla cancellazione o all'oscuramento in tempi rapidi e senza addebiti, ai sensi degli artt. 17 e 21 del GDPR. Perché questo funzioni serve un recapito attivo e presidiato, con un tempo di risposta definito, e volontari istruiti su come inoltrare la richiesta. È anche opportuno tenere separate le fotografie destinate all'archivio storico da quelle destinate alla pubblicazione.
Approfondimento: Pro Loco, associazioni e protezione dei dati#
Digitalizzazione e governo del digitale
Piano Triennale, interoperabilità, sostenibilitàSu cosa punta AgID, cosa cambia per il SUAP, come si evita il lock-in tecnologico e cosa resta quando finiscono i fondi.
Su cosa punta l'aggiornamento 2026 del Piano Triennale AgID?
Su tre pilastri: l'intelligenza artificiale applicata ai servizi pubblici, l'IT-Wallet per i cittadini e il rafforzamento della Data Quality. AgID sta monitorando con rigore l'adozione dei manuali di gestione documentale e di conservazione, con l'obiettivo di allineare il 100% delle amministrazioni agli standard entro l'anno. Per chi si occupa di compliance significa integrare la sicurezza by design in ogni nuovo processo di interoperabilità.
Approfondimento: AgID e Piano Triennale 2026#
Cosa cambia per il SUAP nel 2026?
Il termine per l'adeguamento alle nuove specifiche tecniche di interoperabilità è fissato al 26 febbraio 2026: le piattaforme devono dialogare nativamente con l'ecosistema PDND, superando la frammentazione territoriale. Nello stesso periodo AgID ha assunto poteri sanzionatori più incisivi, rafforzati dal Decreto PNRR di febbraio 2026, su gestori di identità digitale e piattaforme di approvvigionamento.
Approfondimento: AgID e Piano Triennale 2026#
Che cos'è il lock-in tecnologico e perché riguarda i piccoli Comuni?
È la dipendenza totale dal fornitore: ogni modifica, aggiornamento o intervento tecnico diventa un nuovo costo e spesso un nuovo problema, limitando la libertà e l'evoluzione dell'ente nel tempo. Nasce quando si progettano e gestiscono strumenti complessi senza le competenze interne necessarie, condizione frequente nei piccoli comuni sostenuti dai fondi PNRR.
Approfondimento: Digitalizzazione della PA e lock-in tecnologico#
Cosa succede ai servizi digitali quando finiscono i fondi PNRR?
Restano i costi correnti: canoni annuali, assistenza, manutenzione. È il nodo della sostenibilità economica di lungo periodo, e il rischio è che la tecnologia diventi una vetrina poco frequentata, attiva più per dovere che per reale utilità. La via d'uscita passa da competenze interne, soluzioni aperte e trasferibili e scelte consapevoli: in Sicilia alcuni Comuni hanno realizzato i siti istituzionali con soluzioni open source aderendo ai progetti Cittadino Informato e Cittadino Attivo.
Approfondimento: Digitalizzazione della PA e lock-in tecnologico#
OltreCode organizza formazione per enti e aziende?
Sì, con cicli di webinar in diretta pensati per chi non può lasciare l'ufficio. La Masterclass GDPR affronta ruoli e censimento dei dati, redazione del registro delle attività di trattamento (art. 30) e analisi del rischio; il percorso sulla PA digitale va dalla storia della digitalizzazione ai sistemi di identità (Codice Fiscale, CIE, SPID), al Piano Triennale, fino all'intelligenza artificiale. Il calendario aggiornato è nella sezione Formazione.
Approfondimento: Formazione (dai due articoli sui webinar)#
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Lavoriamo ogni giorno con Comuni, aziende sanitarie e imprese in tutta Italia. Se il caso è specifico, si affronta parlandone: il primo confronto non si paga.
La tecnologia evolve. I valori restano.

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