AI Act · Legge 132/2025 · Normativa

AI Act: scadenze, autorità e sanzioni. Quello che c'è da sapere adesso

"Tanto è tutto rinviato al 2027" è la frase che sentirai ripetere di più quest'anno, ed è sbagliata. Ecco il quadro normativo vero, la timeline aggiornata dopo il Digital Omnibus, chi controlla e quanto costa fare finta di niente.

Normativa, scadenze, vigilanza e sanzioni sono solo metà del lavoro. L'altra metà è capire cosa fare in concreto: cosa cambia in azienda, come approvare le linee guida in un ente pubblico, e un caso reale di regolamento AI già approvato da un Comune italiano. Ne parliamo nel prossimo articolo.

Il quadro normativo in due minuti (promesso)

Le norme da conoscere sono due, più una che conosci già. L'AI Act (Regolamento UE 2024/1689) è la cornice europea: classifica i sistemi di AI per rischio e distribuisce obblighi. La Legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, è l'adattamento italiano: non duplica l'Europa, ma aggiunge le regole su lavoro, sanità, giustizia e professioni. I decreti attuativi approvati in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno 2026 completano il quadro con poteri ispettivi e sanzioni (sono ancora in iter: mancano i pareri di Garante, Conferenza unificata e Parlamento, ma la delega scade il 10 ottobre 2026, quindi i testi definitivi sono attesi entro l'autunno).

La terza norma è il GDPR, che non è andato in pensione: AI Act e normativa privacy lavorano in coppia. Il primo si occupa della tecnologia (è sicura? è trasparente?), la seconda dei dati che ci metti dentro (potevi trattarli? li hai protetti?). Il principio che tiene insieme tutto è semplice e persino bello: l'AI supporta le persone, non le sostituisce. Chi firma resta un essere umano, con tutto quello che ne consegue.

Il Garante non ha aspettato nessuno. Mentre discutevamo di scadenze, il Garante Privacy ha già staccato multe da 15 milioni a OpenAI, 5 milioni a Replika e 20 milioni a Clearview AI. Tradotto: se il tuo sistema di AI tratta dati personali, il problema non è il 2027. Il problema è oggi.

Le nuove scadenze: cosa slitta e cosa no

A giugno 2026 l'Unione Europea ha rivisto il calendario dell'AI Act con un pacchetto di modifiche chiamato Digital Omnibus (approvato dal Parlamento europeo il 16 giugno e dal Consiglio UE il 29 giugno): se senti nominare questo termine, è di questo che si parla. Alcune scadenze slittano, altre restano, una addirittura si stringe. Ecco la tabella da tenere sulla scrivania.

DataCosa scattaStato
2 febbraio 2025Divieti sulle pratiche a rischio inaccettabile (Art. 5) e obbligo di alfabetizzazione all'AI (Art. 4)In vigore e sanzionabile (sì, già adesso)
2 agosto 2025Obblighi e sanzioni per i modelli di AI per finalità generali (GPAI)In vigore
2 dicembre 2026Trasparenza, etichettatura e watermarking dei contenuti generati; divieti su nudifier e CSAM algoritmicoConfermata (e la finestra di adeguamento si è ristretta a tre mesi)
2 agosto 2027Fine del periodo di grazia per i sistemi ad alto rischio legacy commercializzati prima di agosto 2025; sandbox nazionaliConfermata
2 dicembre 2027Requisiti per i sistemi ad alto rischio autonomi (Allegato III)Rinviata (era il 2 agosto 2026)
2 agosto 2028Requisiti per i sistemi ad alto rischio integrati in prodotti (Allegato I)Rinviata (era agosto 2027)
2 agosto 2030Conformità dei sistemi ad alto rischio preesistenti della PAConfermata

Fonte: Regolamento (UE) 2024/1689, come modificato dal Regolamento Digital Omnibus (Parlamento UE 16.6.2026, Consiglio UE 29.6.2026).

"Tanto c'è tempo fino al 2027" è la frase più costosa dell'anno. I divieti sono già in vigore, la formazione è già obbligatoria e le regole di trasparenza scattano a dicembre 2026. E un percorso di conformità per un sistema ad alto rischio richiede dagli 8 ai 14 mesi: chi parte nel 2027 arriva, semplicemente, in ritardo. Per questo abbiamo preparato dei corsi in partenza a ottobre 2026 (in webinar, comodi anche per chi non può muoversi dall'ufficio), con un tempismo non casuale: la delega scade il 10 ottobre 2026, quindi in aula analizzeremo i decreti attuativi definitivi appena approvati, non le bozze. Scrivici a supporto@oltrecode.it per sapere come partecipare.

Chi vigila: ACN, AgID, Garante e compagnia ispezionante

I controllori sono tanti, ma ognuno ha il suo compito. AgID certifica e controlla chi verifica la conformità dei sistemi. ACN vigila sul mercato e parla con l'Europa: può fare ispezioni anche senza preavviso (con la Guardia di Finanza al seguito) e tiene il registro dei sistemi ad alto rischio. Per banche, finanza e assicurazioni la vigilanza resta alle autorità di sempre: Banca d'Italia, CONSOB e IVASS, che si coordinano con ACN.

Poi c'è il Garante Privacy, che mantiene competenza esclusiva sui dati personali, con consultazione obbligatoria quando ci sono di mezzo dati sensibili: significa che puoi ricevere ispezioni congiunte e sanzioni cumulative, il pacchetto completo. A tenere insieme tutti c'è un Comitato presso la Presidenza del Consiglio, che gestisce anche la sandbox nazionale: uno spazio protetto dove startup e PMI possono sperimentare l'AI sotto controllo, senza rischiare sanzioni.

Le sanzioni: quanto costa fare finta di niente

Le multe (con una precisazione onesta). Gli importi che seguono sono quelli dello schema di decreto legislativo approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno 2026: per diventare definitivi devono ancora passare dai pareri del Garante Privacy, della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari, e poi in Gazzetta: la delega scade il 10 ottobre 2026, quindi l'approvazione definitiva è attesa entro quella data. Attenzione però a non leggerci un liberi tutti: gli obblighi europei (divieti, trasparenza, formazione) sono già vincolanti perché derivano direttamente dal regolamento UE, e lo schema ricalca la scala dell'Art. 99 dell'AI Act, quindi gli ordini di grandezza non cambieranno. Eccoli: fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato globale per le pratiche vietate (Art. 5); fino a 15 milioni o 3% per i fornitori di sistemi ad alto rischio; fino a 12 milioni o 2% per gli organismi notificati; fino a 10 milioni o 2% per gli utilizzatori; fino a 5 milioni o 1,5% per le violazioni di trasparenza (Art. 50); fino a 7,5 milioni o 1% per chi racconta frottole alle autorità. Per PMI e startup si applica il valore minore tra importo fisso e percentuale; le persone fisiche hanno un abbattimento del 50%. Curiosità amara: lo schema prevede che i proventi finanzino i bilanci di ACN e AgID, cioè proprio chi fa le ispezioni (Art. 25 dello schema).

La gogna (legalizzata). Nei casi meno gravi le autorità possono ordinare di rimediare entro un termine oppure emettere una dichiarazione pubblica sulla violazione e sul responsabile. Una sanzione reputazionale che, per molte organizzazioni, fa più male della multa: chiedete a chiunque sia finito in un titolo di giornale. Ignorare l'ordine costa la sanzione pecuniaria aumentata fino a un terzo.

Il civile. Il cittadino danneggiato dall'AI gioca in discesa: accesso alla documentazione tecnica del sistema davanti al giudice, presunzione legale del nesso di causalità tra violazione e danno, azione diretta contro l'assicuratore e foro della propria residenza.

Il penale (e il Modello 231). Il nuovo Art. 437 bis c.p. punisce con la reclusione chi omette o altera le misure di sicurezza obbligatorie per i sistemi ad alto rischio quando ne deriva un pericolo concreto per la vita, l'incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato (per le condotte colpose serve la colpa grave: gli errori operativi in buona fede non finiscono in tribunale). L'Art. 612 quater c.p. punisce i deepfake dannosi diffusi senza consenso. Entrambe le fattispecie, con le frodi algoritmiche e il copyright penale, entrano nel catalogo 231: i Modelli di Organizzazione e Controllo vanno aggiornati con protocolli di prevenzione del rischio algoritmico.

Tre cose da fare questa settimana

  • Censire quanti sistemi di AI usa già la tua organizzazione (anche quelli "nascosti" nei software di terze parti)
  • Verificare la conformità agli obblighi già vigenti (divieti Art. 5, formazione Art. 4)
  • Avviare la formazione obbligatoria del personale, prima che diventi un problema in un'ispezione

Il quadro normativo, ora lo conosci. La domanda vera è: cosa fai lunedì mattina? Nel prossimo articolo trovi la guida operativa: cinque cose da fare se hai un'azienda, come approvare le linee guida se lavori in un ente pubblico, un caso reale (con tanto di regolamento comunale già approvato) e la checklist completa da stampare.

Marco La Diega

La guida operativa, con un caso reale

Cinque cose da fare in azienda, come approvare le linee guida in un ente pubblico, un caso reale con tanto di regolamento comunale già approvato, e il nostro modello di linee guida compilabile gratuito.

Leggi la guida operativa

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